Persempre.

Io lo amerò per sempre!’

‘E lui?’

‘Anche, per sempre!’

‘Sarà meglio. Per lui.’

Questo sarebbe un dialogo accettabile – e a tratti, romantico – solo se accettassimo che la speranzosa ingenuità in questione provenga da Sibyl Vane, che Wilde era un genio paraculo e che in mezzo è passato qualche secolo di cinema americano e svariati romanzi di Danielle Steel. Non è più questo il tempo.

Milano è un’europea città fagocitante, mangia tutto quello che le si para a tiro; non importa che ad attrarti siano le donne, gli uomini, un orsetto lavatore, una libreria Billy o il montacarichi della metro. Credete che la ragazza con i capelli all’ultimo grido appena tagliati in Ticinese, vestita uguale a Yelle nel suo primo (e ultimo?) video proferirebbe simili parole? Credete che il ragazzo con la sua fedele shopping al braccio appena cornificato dal fidanzato ci crederebbe? Siamo seri.

Non serve l’ultima applicazione sui vostri iPhone a farvi capire che i cuori della gente stanno andando a rotoli, checché vogliate dimostrare postando e taggando la vostra ultima foto assieme, in cui limonate durissimo.

Sybil ha una relazione complicata con Dorian, questa è la verità.

Al meglio si può cercare di acconciarsi, indossare una Vuitton e sperare di non incontrarne un’altra identica nel nostro tragitto. Il che ci farebbe sentire ancora più inadeguati.

Prendiamo il mio amico, Peter. Perché c’è sempre un amico o magari un cugino eh. Peter ha trent’anni, ha scandagliato una buona dose di partner, è iscritto a Chat Roulette, va regolarmente in palestra e fa le vacanze in Salento. Questi dati sono decisamente insufficienti a comprenderne l’orientamento sessuale, diciamo che non importa, e quindi lo mettiamo davanti alle porte scorrevoli. Vi accorgerete che il risultato non cambia di una virgola.

A) Peter è un autentico Womanizer. E’ abbronzato e con la sua colonia parmense si sente un Dio, scende in Duomo dirigendosi a passo sicuro verso lo Straff per un Mojito con… boh chiamiamola… un nome tipicamente milanese… vediamo… Assunta, ecco. Peter ha rimorchiato Assunta in rete (e c’è pure da dirlo?) e dopo il rituale scambio del contatto skype – ‘ccccioè io emmessenne non lo uso ppiù che mi rallenta il Mac…’ – e un valzer imbolsito di chiacchiere più o meno inutili, la convince ad uscire. Le foto di lei a cavalcioni su un cannone vichingo della sua ultima vacanza a Copenhagen l’hanno conquistato (parlo di un cannone di quelli che sparano, ben inteso, o avrei detto ‘della sua ultima vacanza ad Amsterdam’).  Insomma finalmente si vedono, lei ha le tette che lui sperava ma le gengive un po’ troppo pronunciate, pazienza, magari rimedierà almeno una palpata, pensa. Lei d’altro canto ha notato dei mocassini viola ai suoi piedi e sono bastati a decidere subito che non gliela darà mai, piuttosto la conserverà sottovuoto per i posteri. Ed è qui che interviene la magia della menta pestata con lo zucchero di canna combinata a quell’elemento che gli studiosi hanno identificato come “voglia di scopà”. Alticci al punto giusto i nostri protagonisti si dirigono verso casa. Il giorno dopo lei racconterà tutto alle colleghe di negozio nei minimi dettagli ma non avrà il coraggio di descrivere lui, covando un inspiegabile rodimento posteriore per non essere stata comunque richiamata. Lui dal suo canto vanterà prodezze da Franco Trentalance, anche se con tutto quell’alcool in corpo è venuto dopo 53 secondi netti.

B) Peter ama il cazzo. Si mi rendo conto che detto così è volgare ma dire ‘è gay’ non è assolutamente corretto e non lo si può più dire di nessuno con certezza come la nostra classe politica ci sta ampiamente dimostrando. Qui ci sarebbe da fare un’ulteriore distinzione tra i tipi di amanti del. Ce ne sono svariate categorie e tutte si schifano tra loro nel modo più razzista possibile. Diciamo per sommi capi che il bear schifa la passiva e la passiva schifa il bear. Vi chiarirò meglio il punto un’altra volta. Mettiamo che Peter non sia nessuno dei due e che abbia una sua personalità che prescinda dalle camicie a quadri e dalle magliettine fluo di Hm. Ieri sera grazie a fastweb, di cui divide la salata bolletta con i cinque coinquilini, nel solito social netgaywork ha incontrato… vediamo… un nome abbastanza ambiguo… Geronimo, ecco. Peter è inizialmente preoccupato perché Geronimo convive con la fidanzata e vuole che lui faccia una certa cosa con la bottiglia dell’acqua in cam per lui, ma è tanto tenero in fondo in fondo (BAH). Per di più Peter non può chiamarlo per telefono perché sarebbe uno sgamo e Gerry non è mica frocio (NOOO) solo ogni tanto ama fare qualcosa di diverso. Così Geronimo lo chiama dal suo numero aziendale (ma col privato) e gli da appuntamento in un posto diciamo… non proprio fine e centralissimo. Piazzale Corvetto nella migliore delle ipotesi. Consumano velocemente in macchina e il povero Peter già innamoratissimo non viene mai più chiamato. Frignerà con la sua amica del cuore per tre interi minuti e poi si farà accompagnare alla serata al Billy per dimenticare.

Il senso sta nel finale.

Che sia io a scriverlo, o Wilde o vattelappesca il senso è identico. Se vivi in città devi essere sempre pronto, con una buona dose di cinismo, ad affrontare tutto. Le dinamiche non cambiano come avete potuto constatare. C’è sempre qualcuno di più forte e qualcuno di più debole e detto tra noi, appartenere alla prima categoria è certamente meglio se non ci si vuole sentir dire a breve: “Non sei tu sono io… è un momento un po’ così… lo so sono un tipo particolare”.

Il punto è esattamente questo.

“Sarà meglio”.

Perché senza i tuoi amici a difenderti e a cui raccontarti, sei fottuto/a.

Nella migliore delle ipotesi, letteralmente.

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~ di hatterego su agosto 24, 2010.

Una Risposta to “Persempre.”

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