Il giusto seme

 

Quante volte annusando annoiati un nuovo mazzo di carte, aspettando il vostro turno di gioco, avete maledetto un picche che non vi serviva? E nella vita reale? Quanto vi hanno fatto male i picche quando avreste voluto solo fiori?

Oggi sono andato a ritirare uno dei miei attestati da ex-brillante disoccupato con due compagni di corso che definire interessanti sarebbe offensivo. Saggi in un modo imbarazzante, dovrebbero guidare il Paese e invece non trovano lavoro, il che fa riflettere. Mentre felice raccontavo davanti ad un panino del mio fortunato periodo positivo, lavorativo e sentimentale, confrontavo con loro le mie paure, i miei desideri, le nostre esperienze.

Dal panino al dolce+cappuccino il passo è breve, così snoccioliamo tutto lo scibile umano possibile: politica, cultura, colloqui di lavoro, genitori e cazzo. Che irrimediabilmente è sempre la conclusione dei discorsi di qualunque essere umano, fateci caso. Uomo, donna, etero, gay, invertebrati, facoceri, piante grasse… tutto alla fine è una questione di C.

Vuoi darlo alla tua donna? Avere un figlio? Prenderlo tu? Usarlo come rafforzativo per concludere una frase? Farti due risate con sano cameratismo? Ben venga. Metaforicamente e non.

Mentre parcheggiati sotto casa mia tutti e tre non avevamo voglia di andare, presi dalla discussione, abbiamo lasciato sfilare dinanzi agli altri le nostre vite; la deliziosa e giovane M. col suo ex ragazzo a cui pensa ancora e l’insofferenza verso il padre, il geniale N. così sofferente e irresistibilmente colto, ed io, quello che per la prima volta è molto vicino all’essere soddisfatto della propria vita.

Dal seme veniamo e al seme torniamo, credo.

Mi piace pensare che sia quello di cuori… che le nostre esistenze possano essere governate dalla passione, che qualunque incontro, che sia in una discoteca ad Halloween, che sia per strada, che sia una convivenza faticosa, che sia un’amicizia appena nata, vengano condite da quelle cinque lettere, quelle che risolvono tutto, banali, abusate e tanto vere.

 

Ieri ho incontrato l’amore

mi ha detto: “passavo di qua”…

 

diceva quel pezzo meraviglioso. Per fortuna ho imboccato quella strada, ed a quell’angolo senza appuntamento ci siamo trovati. Auguro anche a voi angoli che vi portino a litigare ed a piangere, che vi facciano aspettare una telefonata, spaccare oggetti, che vi portino a voler fare l’amore e chiarire, che vi facciano dire quello che tanto volete sentire. Quello che alla fine vogliamo tutti.

“E’ te che aspettavo a quell’angolo… e stasera non vedo l’ora di stare tra le tue braccia”.

Qualcuno tra poco leggerà queste parole ed avrà un tuffo al cuore, magari. Entro quest’inverno, se davvero lo desiderate, qualcuno le dirà anche a voi.

E’ una promessa.

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~ di hatterego su novembre 2, 2010.

5 Risposte to “Il giusto seme”

  1. L’INVERNO è LUNGO MA…HAI PROMESSO EH..:-)

  2. io non so che pianta sono.
    Quale frutto poi…

    -la distanza della caduta-

    non piove e
    trattengo gli amidi.

    ciccerò
    🙂

  3. Ieri ho perso l’amore… ed ho avuto per davvero un tuffo al cuore leggendoti. Vorrei poter credere alla tua promessa, ma sono scettica. Speriamo bene! 🙂

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