Il cruccio della gruccia

Io non volevo.

Mi ero davvero ripromesso di non scrivere un pezzo inerente alla moda. Bene o male il mio lavoro gravita sempre intorno a questo – ora più che mai – poi scrivo, ho la mia rubrica sul giornale, questo blog fa rifermento alla City…. insomma la gente inizierà a malignare. Ma tant’è, oggi non posso farne a meno.

Nei giorni scorsi, approfittando della mezz’ora di pausa tra il negozio e il bar, mi son detto che era il caso di mettere un po’ in ordine. Chi mi conosceva da Bari rimarrebbe sconvolto se vedesse che sono diventato disordinato e la cosa è strettamente dovuta al fatto che mi mancano circa 70 mq tra una casa e l’altra, di cui 40 di solo armadio. Mentre sistemavo le ultime tre paia di pantaloni comprati questa settimana (certe cose invece non cambiano, anzi si aggravano) mi accorgo di non avere più grucce libere. Strano, me le sono anche fatte mandare previdentemente col camion del trasloco e appendo solo pantaloni e camicie… le conto vah. Undici… trentacinque… cinquantuno… settantasei… ottantrè. Ah però mi son portato il minimo indispensabile qui a Milano. Faccio pulizia? No, già fatta mentre preparavo gli scatoloni quest’estate, mi serve tutto. Provo a pressare…. poveri i miei piccini… compressi in sole sei ante. Mentre compio questa inaudita violenza penso ai miei impegni della settimana: il lavoro (i lavori anzi), la spesa, cercare di vedere gli amici per far vedere che non sono uno di quegli stronzi che si fidanza e sparisce, il bucato, ma tutto, alla fine, mi riconduce ai vestiti.

Ok maledetti, avrete il vostro blog.

Oggi in tram ho visto un tipo coi dei jeans che mi stanno tormentando ancora. Da quando le zip sono diventate elementi di abbellimento? La risposta ve la fornisco io: DA MAI. Se proprio non avete i bottoni l’unica cerniera che il vostro capo deve contenere è quella che vi permette di tenerlo chiuso. STOP. Non è una regola difficile. Mi rincresce doverlo fare ma anche il discorso tela di cotone va affrontato. Ho un problema con i giubbini di jeans, l’ho sempre avuto e sempre lo avrò, ma quello che davvero mi manda al manicomio è l’uso di più capi di jeans nello stesso outfit. No dico, siamo in un film di David Butler?  Terzo e più importante, il logo. IL LOGO RAGAZZI.

BASTA.

Se un capo è di Coco Chanel o di Marta Pijatelansaccoccia siete solo voi a doverlo sapere. Se notate scritte troppo visibili è il segnale che quella felpa va lasciata lì a morire su quello scaffale finché non passerà un camionista a comprarla. Basta acquistare capsule collection con scritte giganti nei vostri acrilici negozi di fiducia, smettetela di fare la fila e picchiarvi per un paio di scarpe in versione economica. Non realizzerà il vostro sogno. Quelle non sono le scarpe che avete sempre desiderato ma un pessima imitazione fatta con pessimi materiali. Quando il lavoro e il successo che sono certi raggiungerete ve lo permetterà li comprerete al prezzo che il lusso raccomanda, altrimenti fatene a meno, dirigetevi convinti verso un negozietto vintage o in rete. Lì troverete davvero dei tesori inestimabili e spesso senza griffe.

Non dovete solo spendere poco, ma anche avere un capo di qualità. Lasciate i manichini nelle vetrine e iniziate a inventare con quello che avete. Lo stile è questo.

Ora vado a prepararmi, stasera teatro. Troverò un capo da trecento euro e lo mixerò con uno da tre, per confermare il concetto… sperando che il mio armadio, appena aperto, non mi schiaffeggi per l’affronto subito.

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~ di hatterego su novembre 24, 2010.

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