Le uniche cose che non si possono comprare

Credo di aver messo fin troppo di me in questo blog, ragione per la quale cercherò di filtrare al massimo ogni dato superfluo e svolgere da oggi solo il compito per cui l’ho aperto: osservare e raccontarvi la mia personalissima e crudele opinione. Inizierei proprio dal blog stesso, che oltre ad essere un esercizio di stile, insieme alla rubrica che tengo sul giornale mi permette di restare allenato. Dopo l’uscita del mio primo romanzo credevo di avere il mondo in pugno, e anche se non sono di certo stato edito da Mondadori, l’idea che la gente ne abbia parlato (e ne parli) incrementa la mia voglia di scrivere. Le critiche sono state molto più apprezzare dei complimenti, lo giuro. Purché esse siano costruttive e provenienti da persone che ci mettono nome e faccia.

Mi spiego meglio.

Cancellata la mia “seconda fonte” voi lettori siete esclusivamente “amici” facebookiani o gente cui è arrivato passaparola, questo significa che di certo il mio nome e la mia faccia li conoscete benissimo. Io non avrei il coraggio di nascondermi dietro ad una mail fittizia o un nickname, credo mi avvicinerebbe al più infimo gradino della scala parassitaria.

Lo sappiamo bene comunque, che spesso i parassiti e le persone hanno un DNA pressoché identico. Ve ne fornisco la definizione enciclopedica:

Il parassitismo è una forma di simbiosi, ma a differenza della simbiosi per antonomasia (s. mutualistica), il parassita trae un vantaggio (nutrimento, protezione) a spese dell’ospite creandogli un danno biologico.

Le proprietà che identificano in generale un rapporto di parassitismo sono le seguenti:

– Il parassita è privo di vita autonoma e dipende dall’ospite a cui è più o meno intimamente legato da una relazione anatomica e fisiologica.

. Il parassita ha una struttura anatomica e morfologica semplificata rispetto all’ospite.

– Il ciclo vitale del parassita è più breve di quello dell’ospite e si conclude prima della morte dell’ospite.

– Il parassita ha rapporti con un solo ospite. A sua volta questi può avere rapporti con più parassiti.

Questo mi porta a tre ovvie riflessioni.

A)   Quando si ha qualcosa da dire e non si ha la “struttura semplificata” di cui sopra, ci si presenta. Così prevedono le regole della buona educazione che mi hanno insegnato a casa. E qua sopra siete a casa mia, per intenderci.

B)    Per credersi “esperti di” bisogna aver studiato parecchio e lavorato. Insieme. Non una cosa o l’altra. Altrimenti non siete esperti de na sega.

C)   Se non possedete i requisiti di cui sopra ma siete abituati a strisciare la carta di paparino che vi finanzia, (spesso con attività illecite) al 100% non avete gusto. Figurarsi poi BUON GUSTO. Che è un concetto che prescinde dalla moda, ovvio.

Il perché di queste mie delucidazioni risiede nel fatto che sono molto, molto seccato. Seccato dal fatto che in questa Italietta – come scrivevo già pochi giorni or sono – con i soldi si può comprare tutto. Una privata e importante scuola per rimediare ai fallimenti universitari, una giacca di Givenchy con cui farsi fotografare per dimostrare di essere cool, un appartamento in pieno centro a Milano in cui dare sontuose feste, un taglio da 100 euro da Coppola… ma andare a lavorare davvero? Costruire qualcosa da soli e senza l’aiuto di nessuno? Personalità? Autonomia? No eh?

Evviva i camerieri, i commessi, i netturbini, le collaboratrici domestiche e tutti gli altri, soprattutto se questo lavoro lo fanno per studiare e realizzare i propri sogni… non per populismo e falsa bontà cari miei, ma perché questa ricchezza, questa signorilità non si possono comprare nemmeno con un’American Express Black. Credetemi.

Ossequi

Giovanni (Perché io mi prendo la responsabilità di ciò che dico senza mai nascondermi.)

P:S (valido solo per i parassiti di cui sopra): Nella ricetta originale la zucckkin si mette nella teglia e non dove usualmente la inserite voi.

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~ di hatterego su febbraio 15, 2011.

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