Sin dal primo respiro

Oggi mi va di raccontarvi una storia d’amore.

Chicca è una rossa verace, ha meravigliosi e consapevoli occhi verdi, l’abbronzatura le ha messo in risalto le lentiggini e l’ha resa, se possibile, ancora più bella e capricciosa.
Jerry vive ad oltre mille chilometri di distanza, sembra un piccolo lord inglese, si è quasi ustionato ai primi soli calabresi ed ha gli occhi che sembrano saturati da photoshop, trasparenti come il mare.
Sembrerebbe la solita storiella estiva… ma potrei mai raccontarvi io, una banalità del genere?
La situazione ha una qualità che la rende degna di essere raccontata.
I nostri protagonisti infatti, dopo le vacanze inizieranno l’ultimo anno… d’asilo.

Il narratorememedesimosottoscritto, come ormai sapete, fa periodiche visite alla casa materna; mentre alla mia sinistra si erige la casa della cugina di mamma (la nonna della signorinella), alla destra abbiamo un appartamento che d’estate viene affittato ai turisti, nella fattispecie una giovane coppia lombarda, genitori del principino di cui sopra.
Arrivato ormai da dieci giorni, mi trovo esattamente nel mezzo (fisico e non) della storia; tra la casa e la spiaggia sottostante testimonierò all’accadere di qualcosa che avrei reputato inverosimile se me l’avessero raccontato.
Una settimana di osservazioni da lontano.
Chicca gioca con la sorellina più grande, perennemente a mollo nell’acqua con maschera e pinne, se non fosse per il pezzo di sopra del costume e per i lunghi capelli biondi, a vederla giocare si direbbe un maschio.
Jerry ha due ombrelloni, in uno alberga col fratellino di pochi mesi; l’altro è riservato a tutti i loro giocattoli: piscine, palettine e rastrelli, animali gonfiabili d’ogni genere tra cui un drago verde gigante che presumo sia Denver… ho deciso che glielo ruberò stanotte stessa.
Comunque, senza divagare… ieri dopo tanto osservarsi ho deciso di presentarli.
Dio solo sa quanto sia noiosa ed infinita un’estate senza amici, così li ho fatti incontrare perché almeno giocassero assieme.
Ora…il particolare incredibile è questi due poppanti hanno iniziato a comportarsi esattamente come adulti, con l’unica differenza che le parti come avrete capito, tra loro sono ribaltate.
Dopo averli presentati, la sera mentre cenavamo, mi sono trovato Chicca sotto al tavolo.
“Sono venuta a trovare Jerry, dov’è eh?”
“Sarà entrato in casa, chiedi alla sua mamma, è proprio la porta qui a fianco”.
Lei non se lo fa ripetere, nonostante la sorella più grande e giudiziosa cerchi di trattenerla, non appena volto lo sguardo lei non solo è già entrata in casa da lui, ma l’ha pure tirato giù dal letto e si è fatta seguire fuori per giocare.
Il povero bambino della Kinder ha già un faccino tra il disperato ed il sognante, mi verrebbe da dargli una pacca sulla spalla e dirgli: “Attenzione!” – ma poi mi dico che prima e poi gli capiterà lo stesso… e soprattutto penso che siano solo mie romanticherie, queste son due anime pure… come mi salta in mente di credere che stiano flirtando!
Stamattina al mare poi, lei scende le scalette, lui la riconosce dall’odore di frutta che emana e le va incontro; lei lo prende per mano e ritornano verso l’ombrellone i suoi ombrelloni.
Le madri guardano attonite, io mi godo la scena dall’acqua con la mia, che mi fa un po’ divertita ed un pò malinconica: “che credi tu hai fatto pure di peggio alla loro età”.
Bah.
In ogni caso, li guardo avanzare sulla sabbia sorridendosi, fianco a fianco, dapprima vicini, poi lei ad un certo punto aumenta il passo e praticamente lo trascina. Vuole raggiungere in fretta tutti quei giocattoli.
Passo la mattina ad osservare un balletto delizioso di lui che la segue e lei che corre e si nega, gioca solo quando e come dice lei, e quando ad un certo punto deve salire per pranzo, gli stampa un bacio rumoroso sulla guancia, lasciandolo lì imbambolato ad accarezzarsela come se ci fossero rimaste sopra le labbra di lei.

Siamo come siamo da sempre.
Non cambiamo mai.
Non impariamo mai.

Mi lascio sfuggire un sospiro.
Questa scena l’ho già vista e vissuta, ma ancora mi dico che no, non è reale, i bambini non lo fanno, lei magari forse… ma lui… lui no è troppo, troppo innocente.
Salgo anch’io per pranzo e dividendo lo stesso portico, inevitabilmente sento tutto ciò che si dice a fianco.
La madre come sempre battibecca a tavola col padre che non fa altro che pescare, il più piccolo piange per chiedere attenzione.
Lui guarda nel vuoto pensieroso.
Fa una smorfia.
All’improvviso, con la sua cadenza da cumenda, si volta e fa: ” Ohhh la Maaaamy, ma mica mi ricordo neh… com’è che si chiama la mia nuova fidanzata?”

 

 

 

 

 

 

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~ di hatterego su giugno 18, 2011.

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