Melancholia – ovvero il concetto di “polpettone” secondo me

Lo avrete capito che il cinema mi piace parecchio. Sono molto triste del fatto che la mia carta 3 con aifon stia per scadere e quindi molti film li pagherò, ma c’è di buono che così tornerò ad essere più selettivo. Ad esempio basta film italiani, nel 90% sei casi. E’ stato il caso di Sorrentino a cui di norma bisogna sempre dare fiducia… in questo caso riposta malissimo. A parte Sean Penn, che potrebbe anche recitare vestito da coniglio mannaro in calore ed essere lo stesso (in)credibile, di quel film non si salva nulla. Ma non sono qui per parlare di questo, bensì del mio genere preferito.

IL POLPETTONE. Meglio noto a Sud di Eboli come “chiancone”.

Quando guardo il trailer ed un film mi comunica pesantezza estrema io DEVO vederlo. E’ più forte  di me. Per anni le mie amiche mi sono state complici in questo e la cosa invecchiando si è incarognita. E così sotto con Parla con lei, Boys don’t cry e compagnia bella. Non che disdegni una serata di soli telefilm o la visione ripetuta di “Bambola” o “La cosa più dolce” eh, intendiamoci, ma ci sono dei film, anzi meglio ancora dei registi che devo, devo, devo seguire sempre. Immaginerete quindi la mia fibrillazione quando Lars è ritornato in campo. Poi si è fatto cacciare a calci da Cannes per aver osannato Hitler ma questa è un’altra storia.

Come se già il solo cognome “Von Trier”  non mi provocasse un immediato inturgidimento delle zone sud, Coming Soon mi ha fornito quel minimo di informazioni sulla trama che lo hanno reso reso ai miei occhi, imperdibile. Nozze fallite,  depressione, addirittura una probabile apocalisse! Jackpot! Ero praticamente già seduto in poltrona. Sfortunatamente non sono riuscito a gustarmi lo spettacolo pomeridiano che amo, come tutti gli anziani. Lo stesso però, sono rimasto molto appagato da quello serale.

La prima riflessione che mi viene fare al cinema è prima dell’inizio del film stesso. Mi guardo intorno per capire a chi interessa questo tipo di pellicola e provo a capirne il perché. Stavolta mi sono realmente stupito. A quanto pare Lars Von Trier è un regista molto queer. A tratti bear. Mi sto ancora interrogando su questo, se voi avete delle risposte o maggiori conoscenze sociologiche, illuminatemi ve ne prego.

Poi l’inizio. I primi dieci minuti wagneriani mi hanno sconvolto, sembrava che Magritte fosse resuscitato e fosse stato assunto come direttore della fotografia. Maestoso, impeccabile.  Poi lo sviluppo, un po’ lento come ci aveva abituati nel capolavoro, Dogville, e con quegli accenti di sarcasmo tipici de Il grande capo ma stavolta posati sulle labbra di una Kirsten Dunst in stato di grazia e immediatamente Palma d’Oro. E di Charlotte Gainsbourg, degna figlia di cotanto padre, vogliamo parlarne? E della Rampling anti-madre? Geniali. La trama senza capo né coda, certo, dal capitolo su Justine (quanto amo i film divisi in capitoli! Ah, il mio adotato Kill Bill!) si passa a quello su Claire senza una vera consequenzialità, se poi cercate “un senso” sappiate che non lo troverete facilmente. Chi è morto dentro non teme di certo la collisione di Melancholia, anzi diventa un eroe indomito. Chi cerca il controllo per tutta la vita puo’ solo strapparsi i capelli e bruciare. Io ho visto una fine del mondo esteriore che sembra nulla, rispetto a quella interiore. Quando vedrete il finale o la scena in cui una sorella cerca di far fare il bagno all’altra capirete di cosa parlo.

Guardate questo film prima di subito solo se v’interessa l’arte… e soprattutto se siete in un periodo particolarmente euforico.

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~ di hatterego su novembre 15, 2011.

Una Risposta to “Melancholia – ovvero il concetto di “polpettone” secondo me”

  1. Pazzesco, così sraniante tanto da provarne uno strano piacere! Uno dei pochi film di Lars che avrei voluto rivedere quasi da subito…M.

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